venerdì, 29 giugno 2007 ¦ Permalink
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Un'altra passione di Kristian: il chilometro lanciato

Nel KL ciò che conta è la velocità: bisogna essere coraggiosi, conoscere la tecnica alla perfezione, ma bisogna volare sugli sci più veloci di qualunque altro uomo. Sarà forse perchè è nata in Austria, ma questa disciplina vanta come miglior velocista tra gli uomini proprio un austriaco, Harry Egger, autentico missile umano con i suoi 248,105 km/h. Gli italiani non sfigurano in questa speciale classifica (sono presenti in 15) ma nemmeno brillano: il primo è Cesare Pedrazzo con 231,511 km/h, che occupa la 30esima posizione. Ecco dunque tutti gli uomini-razzo che sugli sci sono riusciti a sfondare il tetto dei 200 all'ora. Quella del KL è una specialità sportiva che richiede una pista di discesa con caratteristiche molto particolari e di difficile preparazione. Ecco perché solo pochissime le località al mondo sono in grado di rispettare i rigorosi parametri necessari per adibire una pista a questa disciplina e predisporre dei percorsi che offrano agli atleti la possibilità di migliorare il record del mondo di velocità. Le piste più celebri sono quella di Les Arc e Vars in Francia, Portillo in Cile e Cervinia in Italia. Vi sono poi anche altre località nelle quali si svolgono competizioni di questo tipo ma offrono percorsi dove si possono raggiungere velocità dai 140 ai 180 kmh: in Italia si segnala la pista di Bielmonte mentre all’estero ve ne qualcuna negli USA e in Canada.  Per quanto concerne la pratica di questa specialità, il KL può essere praticato da chi abbia una buona capacità tecnica, un allenamento specifico e molta preparazione atletica. Naturalmente occorre non avere assolutamente paura della velocità e soprattutto del vuoto proprio perché le piste di KL hanno dislivelli molto ripidi.  Nel Chilometro Lanciato esistono due tipi di competizioni: quelle con materiali di serie e quelle con materiali speciali. Per questa ultima categoria, che è quella che detiene il record assoluto, i materiali sono molto particolari e, in genere, costruiti su misura: gli sci sono lunghi 2 metri e 40 centimetri e con una strutture capace di contenere al massimo le vibrazioni; il casco è anatomico e ha, posteriormente un particolare profilo aerodinamico; la tuta, in poliuretano è ricoperta di polipropilene per diminuirne la resistenza all’aria; gli scarponi devono avere una particolare inclinazione e sagomatura ed infine è molto importante che la schiena deve abbia un’adeguata protezione (in genere di derivazione motociclistica).



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giovedì, 28 giugno 2007 ¦ Permalink
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giovedì, 28 giugno 2007 ¦ Permalink
categoria : immagini

Primi e centesimi. La mia vita nella velocità

Se ancora non l'hai letto...

Titolo: Primi e centesimi. La mia vita nella velocità
Autori: Ghedina Kristian, Trivero Gianluca
Editore: Nutrimenti

«Primi e centesimi». Non è solo il titolo del libro di Kristian Ghedina, ma sono anche due termini chiave per chi, di mestiere, ha scelto di dedicarsi alla discesa e di buttarsi a rotta di collo con gli sci giù dai pendii. Primi e centesimi sono una misura del tempo, sempre e comunque tiranno per un atleta, ma la parola iniziale ha anche un suono piacevole se ci si misura in una competizione. Soprattutto, è adattassima a Kristian, il jet d'Ampezzo. Quante volte è stato «primo», in oltre centosessanta partenze nella prova regina della velocità?
L'albo d'oro dice tredici (senza scordare altri 21 podi e tre medaglie ai Mondiali): non sono poche se si considera la difficoltà della specialità e la qualità degli avversari, dato che il Ghedo, dall'alto dei suoi 36 anni, ha conosciuto varie generazioni di colleghi. Ma «primo» lo è anche nella simpatia che ha saputo riscuotere nel circo bianco, trovandosi perennemente in bilico tra l'estasi di eccellenti risultati e le conseguenze di pericolosissime guasconate.  Ha provato a fare capriole e spaccate a oltre cento km orari, da ragazzo saltava come Tarzan da una cima all'altra degli alberi, è salito e sceso con la moto dalla pista di bob di Cortina, ma la cosa originale è che Kristian non è mai riuscito a prendere il via nella prima gara della sua vita. Ce lo racconta lui: «Ho sempre amato la competizione, ma quella volta non fu così: doveva ancora accendersi qualcosa dentro. Avrò avuto sei anni e non ne volevo sapere di partire. Mamma mi supplicava: ‘‘Se fai la gara, dopo ti regaliamo le bandierine''. Il cronometrista, più spiccio, esclamò così: Varda che te scurto ra brajola (Guarda che ti taglio il pisello!). Niente da fare: quella gara è ancora lì che mi manca».
Il libro è un viaggio tra marachelle (risapute o inedite), spaccati della propria personalità, vicende personali e, purtroppo, anche dolori che ti segnano. La scansione narrativa segue una sequenza emotiva, cioè il flusso dei ricordi in ordine cronologico, e svela perfino coincidenze sorprendenti. Amante della natura, Kristian ha ad esempio sempre avuto la passione di inseguire caprioli e camosci. Li catturava, li teneva stretti al petto per qualche minuto, poi li liberava. È allora un caso se, due anni fa sulla Saslong della Val Gardena, si ritrovò un capriolo che correva a suo fianco? «No, credo sia stato un segno del destino», scrive senza esitazione.  Non meno ricca di significati è la prima vittoria, a Cortina, non lontano dal posto in cui la madre, il 4 aprile 1985, perì in un incidente mentre effettuava una sciata fuoripista con il marito e gli amici. Kristian non assistette alla disgrazia: «Quel giorno dissi di no. Me ne restai a casa vedendoli partire. Sarebbe assurdo parlare di presentimento, eppure avevo addosso un'inspiegabile quanto indefinibile inquietudine». Il 3 febbraio 1990, sulle Tofane, la vittoria fu allora per mamma Adriana. «Nello slancio iniziale cercai di sommare tutta la forza, non solo muscolare ma anche interiore. Non sono pervaso da un senso religioso particolare, né penso molto all'aldilà. Ma che cos'era che mi faceva affrontare in modo giusto le curve? Da dove derivava quella scorrevolezza sibilante sui falsipiani?».  Pochi giorni prima aveva rischiato la pelle a Kitzbühel e quella caduta fu «una sorta di rito iniziatico per entrare nello spirito di una gara che avrei amato». Kristian è fatto così, è un mix di istintività, di coraggio e incoscienza.
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