lunedì, 26 gennaio 2009 ¦ Permalink
categoria : sci , curiosità

COMPORTAMENTO DA IRRESPONSABILI

Ieri slavina  sulle Tofane. Il campione Kristian Ghedina commenta

«Quando si trova un cartello ’pista chiusa’ per valanghe bisogna capire che quell’avviso c’è per un motivo e che il pericolo è reale. Far rischiare di staccare una valanga sopra ad una pista è da irresponsabili». Da sempre è uno degli sciatori più spericolati del panorama agonistico internazionale, ma il campione Kristian Ghedina, intervistato dall’Ansa, non ha dubbi nel stigmatizzare quanto accaduto ieri a Cortina. Fuori dalle gare con la neve e con la montagna c’è poco da scherzare. Il pericolo è reale e in agguato. «Bisogna rispettare le regole ed affidarsi a chi è esperto - ha commentato Ghedina - È chiaro che tanta neve fresca, com’è in questi giorni sulle Dolomiti, invoglia alle uscite fuori pista, ma è proprio affrontando i pendii con così tanta neve e in giornate calde che è facile far staccare una valanga. Se si va su percorsi sci alpinistici da soli e in quota, la responsabilità è per se stessi. Ma rischiare di far staccare una valanga quando ci si trova sopra una pista è da autentici irresponsabili». Purtroppo proprio in questi giorni gli appelli ad evitare fuoripista non sono mancati da diverse parti delle Dolomiti. Gli stessi gestori delle società Funivie Tofana e Marmolada proprietarie dell’impianto funiviario Freccia nel cielo di Cortina ieri
ha lanciato l’ennesimo invito agli sciatori pregandoli «di rispettare il divieto di sciare fuori pista, il mancato rispetto di questo divieto mette a repentaglio non solo la loro incolumità ma anche quella di tutti coloro che rispettano il codice comportamentale degli sciatori». Un pericolo che incombe - e ieri se n’è avuta la dimostrazione - anche sui soccorritori che intervengono per salvare la vita di chi è rimasto sotto la neve.

AMICI DI GHEDO

Un saluto a tutti gli amici del blog dai "bronzi di... Cortina"

Enrico e Caio

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venerdì, 23 gennaio 2009 ¦ Permalink
categoria : sci , curiosità, coppa del mondo

UN SALTO IN GARA

Chiedere a Kristian Ghedina cosa pensa delle difficoltà di un salto in discesa libera è come chiedere a un pilota di F1 cosa pensa di una curva da affrontare a 200 all'ora. «Per me è un gioco, un divertimento». Il Ghedo, sul salto che ieri ha fatto sprofondare nel dramma il povero Daniel Albrecht, nel 2004 fece impazzire il pubblico con una spaccata a 140 all'ora: «Per scommessa, e perché mi sentivo sicuro... Non voglio minimizzare l'incidente, mi spiace molto per Albrecht e spero si rimetta in fretta, credo però non sia il caso di drammatizzare queste situazioni. Invece, ultimamente, c'è la tendenza a dare troppo risalto agli incidenti. Un tempo cadere era molto più pericoloso di oggi, attorno alle piste di discesa non c'erano reti ma balle di paglia, se uscivi di linea finivi dritto nel bosco; oppure c'erano steccati di legno tenuti assieme col fil di ferro, se li sfioravi ti facevi a fette... Ma di tutto ciò si parlava molto poco, quanta gente ha chiuso la carriera per dei voli di cui nessuno ricorda più nulla?».
Ma com'è per Ghedina il salto finale della Streif? «È un salto da non sottovalutare, ma non è così terribile, ci arrivi veloce e voli lungo, ma non sei alto, massimo uno-due metri da terra. Un tempo era più difficile perché prima del dente di stacco c'erano delle ondulazioni che ti sbilanciavano nella fase di preparazione, fondamentale per affrontare bene ogni salto, anche questo dunque. Devi stare perfettamente centrale, né troppo avanti né troppo indietro, se imposti male sei finito perché prendi aria sotto gli sci e a quella velocità non hai speranze di tirarti su, è proprio quello che è successo ad Albrecht». Quanto alla pericolosità della discesa libera, conclude Ghedina, «mi fa sorridere chi se ne accorge solo dopo una brutta caduta. Ci sono stati casi drammatici come quello di Beltrametti, che ebbe una grande dose di sfortuna, ma chi fa discesa è ben consapevole della sua pericolosità e deve accettare il rischio, come il macellaio deve mettere in conto di potersi tagliare le dita maneggiando il coltello. Non esageriamo con l'allarmismo, se uno ha paura cambia mestiere e va a fare l'impiegato in banca. Non conosco discesisti che non amino il rischio, è quello che dà il brivido, la soddisfazione. C'è chi queste cose le prova giocando d'azzardo, puntando in Borsa... E chi invece sceglie sport pericolosi come il nostro». Daniel Albrecht, chiamato a definire con poche parole la discesa, poco tempo fa rispose così: è velocità, rischio e divertimento.

(fonte: il giornale.it)

ANCHE GHEDINA SPALA NEVE

DOPO UNA NEVICATA ININTERROTTA DI BEN 40 ORE
Olympia, si tenta l’impossibile


Kristian Ghedina apripista della prima  prova cronometrata della discesa libera di Cortina. La pista Olympia, che lo “battezzò” nel mondo dello sci con la prima vittoria in coppa nel 2000, scivolasotto i suoi sci per l’ennesima volta. «E’ sempre una forte emozione tornare a casa e partecipare a questa  manifestazione. La pista era stata preparata in maniera perfetta», dice il campione ampezzano, «ma il tempo ha voluto mettere alla prova un’organizzazione che ambisce a portare qui manifestazioni di grande livello. Insomma, gli esami non finiscono mai... Ma, per come hanno lavorato i volontari e tutti i tecnici, ancora una volta Cortina dimostrerà il suo valore. <<Quest’anno non ho sciato molto, anzi pochissime volte. Quindi ho deciso di rimanere qui per tutti i giorni delle gare, anche se mi avevano invitato a Kitzbhuel come apripista». Lo stesso Ghedina si è unito agli addetti alla manutenzione e, imbracciando una fresa da neve, ha rimosso la coltre dal parterre d’arrivo. Con lui, ad aprire la kermesse,  il cugino Francesco, che a febbraio parteciperà alle Universiadi.

(Andrea Gris)

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mercoledì, 21 gennaio 2009 ¦ Permalink
categoria : sci

GHEDINA APRIPISTA

Seconda Interregionale Allievi a San Vito. Ghedina apripista

(foto: Stefano M.)

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