domenica, 22 febbraio 2009 ¦ Permalink
categoria : amici, sci , campionati italiani di sci alpin

GHEDO PRONTO AL RITORNO

Si è iscritto alle liste Fis per gli assoluti in Val di Fiemme 

Kristian Ghedina sta meditando un clamoroso rientro e i campionati italiani assoluti della Val di Fiemme dal 23 al 28 marzo potrebbero avere un ospite d’eccezione.
«Mi sono reiscritto alle liste della Fis», spiega il campione ampezzano, «e mi sto informando se posso fare la discesa libera dei campionati italiani. Ma dopo due anni che non gareggio, non so se potrò partecipare. Ho già fatto da apripista alla Coppa Europa e in prova ero stato più veloce di Aronne Pieruz e di Patrick Staudacher, che poi aveva vinto quella gara. Sarebbe divertente, ma non vorrei rubare il posto a qualche giovane, al massimo, se mi vogliono, potrei solo fare da apripista».
L’annuncio del fuoriclasse ampezzano è arrivato in un posto molto insolito, a casa del super tifoso Caio Saviane (quello con il Jet in testa in quasi tutte le sue gare), che ha radunato stampa e altri amici in un autentico tempio del “Ghedo”, una taverna completamente tappezzata con cimeli della sua folgorante carriera, in un cui è salito 13 volte sul gradino più alto del podio.
La presenza di Ghedina agli assoluti darebbe luce a un evento che di solito è un po’ snobbato dai big azzurri, stanchi dalla lunga stagione. «Magari potrei scendere con il pettorale numero cento - scherza - scommetto che stampa e fotografi aspetterebbero fino alla mia discesa».
La parola ora passa ai tecnici della nazionale e soprattutto agli organizzatori dei campionati, che potrebbero trovarsi un regalo inaspettato a livello mediatico.

Lo ha battezzato il «Tempio del Ghedo» facendo della sua taverna un autentico museo dedicato al campione preferito: Kristian Ghedina. È Caio Saviane il tifoso numero uno di Ghedina. Sulle pareti della taverna i pettorali di vent’anni di carriera, foto da ogni parterre di gara, i mitici Jet che metteva in testa quando incitava il fuoriclasse ampezzano e il cartello con il «famoso» capriolo della Val Gardena. Caio ha invitato nella sua casa di Cornei alcuni amici, dallo stesso Kristian (nella foto con Saviane e altri amici proprio nel «tempio») all’altro supertifoso Enrico De Bona, dal pilota automobilistico Graziano Mamprin agli zii di Ghedina, Beppe e Teresa, senza dimenticare la moglie di Caio, Gilda, e il loro figlioletto di tre anni, che non poteva chiamarsi che Kristian. «Il prossimo lo chiamerò Ghedo», scherza Caio. E se fosse una bambina? «Ghedina». Una serata dedicata a vent’anni di aneddoti e di successi sulle piste da sci di tutto il mondo. Da una parte il Ghedo e dall’altra Saviane, che, emozionatissimo, è un fiume in piena. Del suo idolo sa tutto: date e numeri di una carriera con 13 vittorie in Coppa del Mondo che lo hanno reso un mito non solo in Italia, ma nel mondo dello sci. Saviane ha filmati di ogni genere e nei sui schedari ci sono articoli su riviste e quotidiani da ogni dove. Ora Caio lo segue anche nelle gare automobilistiche. «Lo ringrazio - dice Ghedo - è difficile avere un tifoso così. Per me comunque è più un amico che un tifoso, l’ho messo anche nel mio libro quando è nato il piccolo Kristian».

(fonte: gazzettino.it

Nella taverna di Caio Saviane il museo su Ghedina

Sulle pareti i pettorali di vent’anni di carriera, foto da ogni parterre di gara, i mitici Jet che metteva in testa e il cartello con il capriolo. La taverna di Caio Saviane è un autentico museo dedicato a Kristian Ghedina.  Il tifoso numero uno del fuoriclasse ampezzano è di Cornei e qualche giorno fa ha radunato a casa sua, “nel tempio” come lui lo definisce, la stampa, altri amici e ovviamente il “Ghedo” per raccontare un pezzo di vita, vent’anni di emozioni. Oltre a Caio, c’erano l’altro supertifoso Enrico De Bona, il pilota automobilistico Graziano Mamprin, gli zii di Ghedina Beppe e Teresa, la moglie di Caio Gilda e il figlioletto di tre anni, che non poteva che chiamarsi Kristian.
«Il prossimo lo chiamerò Ghedo - scherza Caio - se è una bambina? Ghedina....
Sto “lavorando” per farlo nascere il 20 novembre».
Saviane è un fiume in piena quando parla del suo idolo e Ghedina sorride quando è proprio Caio a ricordare meglio di lui date e numeri di una carriera che parla di 13 vittorie in Coppa del Mondo che lo hanno reso un mito.
«Questa passione è nata nel 1989. Ero sempre stato appassionato di discesa libera e quando il telecronista Rai Alfredo Pigna annunciò il debutto di un giovane ampezzano con il numero 92, scattò la molla. Da allora l’ho sempre seguito».
Il primo della famiglia Ghedina a conoscere Caio è stato lo zio Beppe, in Gardena nel 1995. «Ero con mio fratello Giorgio e lui era pazzo per la gara di mio nipote. Pensai, quello è pazzo. Invece, è nata una grande amicizia. Un’altra volta era quasi in trance, aveva le mani viola dal freddo, ma continuava a urlare dalla gioia per la vittoria. E’ un mito a Cortina».
Gli aneddoti si sprecano, mangiando la grigliata preparata personalmente da Caio. Quando si parla dell’incidente del 7 aprile 1991 tutti diventano seri. «Me l’ero vista brutta - dice Ghedina - per tre anni e mezzo non sono più andato sul podio. Per sei mesi i medici mi avevano vietato di usare qualunque mezzo meccanico». «Una giornata pazzesca - dice lo zio - si era anche rotto l’elicottero che doveva portarlo in ospedale. All’inizio avevano detto che non c’era posto in ospedale, poi quando hanno visto che il malato era il discesista della Nazionale, il posto lo trovarono subito. E dalla macchina sparirono tutti i suoi effetti, soldi e anche gli sci. Per fortuna che un finanziere si fece carico di ritrovare tutto, non so come abbia fatto».
«E cosa dire di quando ci hanno fermati con il mitra alle Olimpiadi di Torino? - prosegue Caio - Eravamo arrivati con la macchina quasi sotto le tribune... Sono emozionato anche oggi a distanza di anni quando Ghedo viene a casa mia, eppure è venuto molte volte, la prima nel 98 quando andò a firmare il muro di Lamosano».
Caio è conosciuto in tutto il mondo per il suo cappello a forma di Jet. «Lo usai per la prima volta sulla Sasslong nel 1996. Fu incredibile. Arrivarono telecamere, fotografi, mi intervistarono anche le tivù straniere. La mia fotò andò anche sulla Gazzetta e - sorride - e il bollettino di Cornei scrisse di me come una celebrità».
E quando apre un mobile, escono una trentina di schedari con tutti gli articoli di Ghedina. Un’altra reliquia.  «Lo ringrazio - dice Ghedo - è difficile avere un tifoso così. Per me comunque è più un amico che un tifoso, l’ho messo anche nel mio libro quando è nato il piccolo Kristian».
Il finale è dedicato alla mitica spaccata di Kitzbuhel. Ma come è nata quella pazza idea? «Avevo fatto una scommessa con mio cugino Francesco, che mi aveva visto farla in allenamento. Vedrai che la faccio anche in gara. Detto, fatto. Nella mia carriera ho vinto molto in 253 gare, anche se mi restano dei rimpianti per le Olimpiadi. Il più simpatico dei miei colleghi? Facile, Luc Alphand. Il più antipatico? Ortlieb, si dava un sacco di arie».
La serata finisce dopo le due, poi Ghedina saluta tutti e parte con la sua Bmw griffata Ghedo. Ma l’appuntamento con Caio è per la prossima gara automoblistica, la nuova passione dell’ampezzano. E magari, con la pazza idea di tornare a gareggiare nei campionati italiani assoluti della Val di Fiemme.

(fonte: corriere delle alpi)

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