venerdì, 23 gennaio 2009 ¦ Permalink
categoria : sci , curiosità, coppa del mondo

UN SALTO IN GARA

Chiedere a Kristian Ghedina cosa pensa delle difficoltà di un salto in discesa libera è come chiedere a un pilota di F1 cosa pensa di una curva da affrontare a 200 all'ora. «Per me è un gioco, un divertimento». Il Ghedo, sul salto che ieri ha fatto sprofondare nel dramma il povero Daniel Albrecht, nel 2004 fece impazzire il pubblico con una spaccata a 140 all'ora: «Per scommessa, e perché mi sentivo sicuro... Non voglio minimizzare l'incidente, mi spiace molto per Albrecht e spero si rimetta in fretta, credo però non sia il caso di drammatizzare queste situazioni. Invece, ultimamente, c'è la tendenza a dare troppo risalto agli incidenti. Un tempo cadere era molto più pericoloso di oggi, attorno alle piste di discesa non c'erano reti ma balle di paglia, se uscivi di linea finivi dritto nel bosco; oppure c'erano steccati di legno tenuti assieme col fil di ferro, se li sfioravi ti facevi a fette... Ma di tutto ciò si parlava molto poco, quanta gente ha chiuso la carriera per dei voli di cui nessuno ricorda più nulla?».
Ma com'è per Ghedina il salto finale della Streif? «È un salto da non sottovalutare, ma non è così terribile, ci arrivi veloce e voli lungo, ma non sei alto, massimo uno-due metri da terra. Un tempo era più difficile perché prima del dente di stacco c'erano delle ondulazioni che ti sbilanciavano nella fase di preparazione, fondamentale per affrontare bene ogni salto, anche questo dunque. Devi stare perfettamente centrale, né troppo avanti né troppo indietro, se imposti male sei finito perché prendi aria sotto gli sci e a quella velocità non hai speranze di tirarti su, è proprio quello che è successo ad Albrecht». Quanto alla pericolosità della discesa libera, conclude Ghedina, «mi fa sorridere chi se ne accorge solo dopo una brutta caduta. Ci sono stati casi drammatici come quello di Beltrametti, che ebbe una grande dose di sfortuna, ma chi fa discesa è ben consapevole della sua pericolosità e deve accettare il rischio, come il macellaio deve mettere in conto di potersi tagliare le dita maneggiando il coltello. Non esageriamo con l'allarmismo, se uno ha paura cambia mestiere e va a fare l'impiegato in banca. Non conosco discesisti che non amino il rischio, è quello che dà il brivido, la soddisfazione. C'è chi queste cose le prova giocando d'azzardo, puntando in Borsa... E chi invece sceglie sport pericolosi come il nostro». Daniel Albrecht, chiamato a definire con poche parole la discesa, poco tempo fa rispose così: è velocità, rischio e divertimento.

(fonte: il giornale.it)

ANCHE GHEDINA SPALA NEVE

DOPO UNA NEVICATA ININTERROTTA DI BEN 40 ORE
Olympia, si tenta l’impossibile


Kristian Ghedina apripista della prima  prova cronometrata della discesa libera di Cortina. La pista Olympia, che lo “battezzò” nel mondo dello sci con la prima vittoria in coppa nel 2000, scivolasotto i suoi sci per l’ennesima volta. «E’ sempre una forte emozione tornare a casa e partecipare a questa  manifestazione. La pista era stata preparata in maniera perfetta», dice il campione ampezzano, «ma il tempo ha voluto mettere alla prova un’organizzazione che ambisce a portare qui manifestazioni di grande livello. Insomma, gli esami non finiscono mai... Ma, per come hanno lavorato i volontari e tutti i tecnici, ancora una volta Cortina dimostrerà il suo valore. <<Quest’anno non ho sciato molto, anzi pochissime volte. Quindi ho deciso di rimanere qui per tutti i giorni delle gare, anche se mi avevano invitato a Kitzbhuel come apripista». Lo stesso Ghedina si è unito agli addetti alla manutenzione e, imbracciando una fresa da neve, ha rimosso la coltre dal parterre d’arrivo. Con lui, ad aprire la kermesse,  il cugino Francesco, che a febbraio parteciperà alle Universiadi.

(Andrea Gris)

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domenica, 30 marzo 2008 ¦ Permalink
categoria : amici, sci , coppa del mondo

GHEDINA A BORMIO

Kristian incontra lo Sci Club Bolbeno

Un incontro avvenuto in occasione delle ultime gare di Coppa del mondo a Bormio, dove lo Sci Club Bolbeno era presente essendosi classificato tra i primi 10 sci club d'Italia.

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foto di gruppo

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beato fra le donne

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Kristian e Francesca

Kristian e altri amici dello SC Bolbeno

 

(foto: Francesca)

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giovedì, 27 marzo 2008 ¦ Permalink
categoria : sci , curiosità, coppa del mondo

GHEDINA RECORDMAN

 
Il recordman è Ghedina con 9 titoli

Come vincevamo. Dai primi due centri del cortinese Severino Menardi nel 1931 sono passati 77 anni. Quello di Aronne Pieruz è il titolo italiano assoluto numero 49 della gloriosa storia bellunese nello sci alpino. Una storia in cui trova spazio anche il rosso volante Eugenio Monti: prima di infortunarsi e dedicarsi al bob con i successi che tutti sanno, il cortinese vinse tre allori tricolori negli anni 50.
Il record man è ovviamente Kristian Ghedina, che di titoli italiani ne ha messi insieme ben nove. Il «Ghedo» ne ha vinti sei nella sua libera, più tre nel superG, che non era da lui amatissimo. E se gli impegni olimpici e di Coppa del Mondo non lo avessero distratto, l’albo d’oro dell’atleta bellunese forse più amato sarebbe stato ancora più ricco. Ma è di Cortina anche il secondo di questa prestigiosa classifica, Bruno Alberti, con sei titoli. Ma come dimenticare gente del calibro di Renzo Zandegiacomo e Riccardo Foppa? Una curiosità è il doppio titolo vinto da atleti bellunesi nella combinata alpina nel 1932 e 1933, quando Renato e Ferdinando Valle, padre e figlio, si passarono il testimone. Tutto in famiglia.
Fra le donne, il bottino è meno ricco e l’ultimo titolo risale al 1972, con Elena Matous, poi diventata moglie di Fausto Radice. La cortinese Wendy Siorpaes ci era andata molto vicina nel 2004, con due argenti nella libera e nel supergigante, l’anno in cui approdò nella squadra nazionale.

La cronologia
Gigante (7 titoli). Eugenio Monti 1950, Albino Alverà 1951, Bruno Alberti 1955 e 1961, Renzo Zandegiacomo 1965 e 1972, Riccardo Foppa 1981.

Speciale (6 titoli). Severino Menardi 1931, Ferdinando Valle 1932, Renato Dimai 1934, Eugenio Monti 1949 e 1950, Giovanni Dibona 1966.

Discesa libera (17 titoli). Severino Menardi 1931 e 1935, Ferdinando Valle 1932, Sisto Gillarduzzi 1933, Enrico Lacedelli 1934, Roberto Lacedelli 1950, Bruno Alberti 1958, 1959, 1961 e 1962, Gildo Siorpaes 1963, Kristian Ghedina 1990, 1993, 1994, 1995, 1998 e 2000.

Supergigante (4 titoli). Aronne Pieruz 2008, Kristian Ghedina 1990, 2000 e 2002.

Combinata (2 titoli). Giovanni Dibona 1966, Andrea Arban 1981.

Combinata alpina (3 titoli). Ferdinando Valle 1932, Renato Valle 1933, Severino Menardi 1934.

Gigante donne (1 titolo). Elena Matous 1970.

Speciale donne (3 titoli). Nives Dei Rossi 1935, Renata Carraretto 1948, Elena Matous 1972.

Discesa libera donne (5 titoli). 1938 Clara Frida, Renata Carraretto 1947, Grazia Marchelli 1950, Elena Matous 1970 e 1971.

Combinata alpina donne (1 titolo). Renata Carraretto 1947.

Aronne Pieruz si veste di tricolore

L’ultima e la più bella di Pieruz? Campione d’Italia di superG: una gioia supergigante. A Bardonecchia, il venticinquenne di Dozza di Zoldo ha messo in fila fior di personaggi. Per dire, la campionessa è Nadia Fanchini, una ragazza già abituata alla ribalta della Coppa del Mondo: settima l’ampezzana Wendy Siorpaes. Aronne Pieruz comincerà a frequentare questo club esclusivo fin dalla prossima stagione, tutto per il secondo posto conquistato in Coppa Europa. Al traguardo, il forestale era così contento che avrebbe abbracciato anche i giudici.  Lo sbarco in Coppa. La certezza è questa. Nel prossimo inverno, il palcoscenico sarà quello della Coppa del Mondo. Pronto? «Direi di sì, anche se so molto bene che lo scalino è importante. Mi aspettano delle prove maggiormente impegnative, però non mi spavento di sicuro. Continuerò a lavorare con il massimo dell’applicazione possibile, normale che ci vorrà un po’ di ambientamento e anche un minimo di pazienza. Quello che posso garantire fin da ora è che darò il 100 per cento».  I miei modelli. Quando era piccolino a chi si ispirava? Ci sarà pure in grande campione che l’ha invitato a dedicarsi allo sci: «Guardavo con grande interesse Alberto Tomba in televisione, per non parlare di Kristian Ghedina. Posso dire che i miei primi due maestri sono stati questi, al di là di quelli reali, incontrati sulle piste. E’ molto bello il fatto di potermi cimentare nelle loro stesse gare».

(fonte: corriere delle alpi  -  foto1: ghedina.com; foto 2: luisa)

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